WAR. THE BURDEN WOMEN CARRY.

Una donna tiene gli occhi chiusi mentre missili e traiettorie attraversano il suo volto. Non è lei a lanciarli. È il suo corpo a riceverne il passaggio, come se ogni decisione presa altrove finisse per incidere nella parte più intima della vita. La lacrima rossa non racconta soltanto il dolore. Rende visibile una ferita che il conflitto lascia dentro le persone molto prima di diventare memoria.
WAR. THE BURDEN WOMEN CARRY. nasce da questa immagine. Le donne non cercano la distruzione e non riconoscono nella violenza un destino inevitabile. Sono troppo spesso i loro corpi, le loro relazioni e il loro futuro a sostenere il peso di scelte che non hanno compiuto. L’opera sposta lo sguardo dalle strategie alle conseguenze, dal potere che decide alle vite che restano esposte.
I missili attraversano la figura senza cancellarne la presenza. Gli occhi chiusi non esprimono resa, ma una forma di resistenza interiore. Intorno al volto, i pianeti trasformano una vicenda individuale in una condizione universale. Ci ricordano che nessun conflitto rimane davvero lontano e che ogni ferita appartiene allo stesso mondo.
La figura femminile diventa così il luogo di un’altra possibilità. Custodire invece di distruggere, ricucire invece di separare, generare relazioni dove il conflitto produce distanza. Non è una rappresentazione della fragilità, ma della forza necessaria per proteggere la vita e immaginare ciò che può ancora essere costruito insieme.