PRESENZE

Siamo tutti ai blocchi di partenza. Bloccati.
Tre figure sono raccolte intorno a uno schermo. I corpi sembrano pronti a muoversi, ma lo sguardo resta catturato dalla stessa luce. I numeri impressi sulla fronte trasformano le identità in dati, profili, posizioni da misurare. Sono vicini eppure separati, presenti nello stesso spazio ma trattenuti altrove.
PRESENZE nasce da questa contraddizione. Siamo pronti a scattare, mentre qualcosa ci inchioda al suolo. L’anima freme e il corpo rimane immobile. Gli schermi ci attraggono, le catene digitali non si vedono e proprio per questo diventano difficili da spezzare. Paure antiche e flussi continui di informazioni occupano la mente fino a confondere ciò che desideriamo con ciò che ci viene mostrato.
Diventiamo spettatori delle vite altrui, intrappolati in percorsi scelti dagli algoritmi. Guardiamo, reagiamo, scorriamo. Intanto la nostra esperienza rischia di ridursi a una sequenza di immagini già ordinate per noi. Essere connessi non significa essere presenti. La presenza richiede attenzione, contatto e la capacità di tornare a sentire ciò che accade dentro e intorno a noi.
Ma il vetro può rompersi. I sensi si risvegliano, i sogni ritrovano spazio e il corpo torna a muoversi. Liberarsi non significa rifiutare la tecnologia, ma smettere di abitarla passivamente. Significa usarla senza consegnarle la direzione della nostra vita.
Possiamo tornare a correre. Non verso miraggi virtuali, ma verso ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare. Protagonisti, non comparse.
Il futuro è ancora nostro. Riprendiamolo.